La Some Bizzare di Stevo Pearce

La Some Bizzare di Stevo Pearce

E già, si scrive Some Bizzare e non Bizarre, come ho sempre pensato da giovine quando posai lo sguardo con troppa velocità e noncuranza sull’etichetta di Tainted Love dei Soft Cell di Marc Almond. Quindi, quando ho scoperto questa cosa “bizzarra”, ho deciso di approfondire la questione, curioso come un caimano.

Partiamo dalle origini, dal fatidico 1981, anno di svolta epocale in campo musicale, via il punk e dentro coi sinth, si comincia a ballare e le etichette discografiche facevano soldi a palate sfornando un successo dopo un altro. C’era da stare sempre all’erta, si faceva a gara a “scoprire” il talento del momento e a trasformalo in oro, che manco Re Mida.

In questo labirinto ad un certo punto punto fa la sua comparsa tale Stephan John Pearce, classe 1962, che non considerava il punk così reazionario, fan dei Throbbing Gristle di Genesis P. Orridge diventato poi famoso come Stevo.

Dopo aver lasciato la scuola a 16 anni Stevo iniziò a far conoscere la sua musica attraverso alcune riviste (come Record Mirror e Sounds) per la quali curava le classifiche come DJ, all’interno delle quali, al posto delle hit, inseriva i demo dei gruppi che arrivavano in redazione, come TG, Cabaret Voltaire, Chrome, Depeche Mode, Neu Electrikk etc.
Alcuni brani finirono anche in un disco dal titolo “The Bizzare Album“.

La prima band ad essere prodotta da Stevo, a soli 21 anni, furono i B-Movie, ma senza avere il successo sperato, non superarono infatti il 75° posto in classifica. Il colpo di fortuna arrivò subito dopo con i Soft Cell, dei quale aveva capito l’enorme potenziale pop-dark, tanto da metterli sotto contratto con la sua nuova creature, la Some Bizzare Records.

some bizarre

L’approccio di Stevo alla musica era sì un po’ bizzarro, ma decisamente furbo. Attraverso slogan come “usa l’industria prima che l’industria usi te” oppure “conformati per deformare” fu tra i primi a lavorare con la sua etichetta indipendente a fianco delle major. Semplicemente produceva gli album per poi proporli alle grosse label che distribuivano così i suoi artisti uscendo come Some Bizzare/Virgin e così via, dividendone i profitti!

Ad accrescere la sua fama di anticonformista anche l’episodio che lo vide protagonista della vendita a tre etichette diverse (Phonogram, Warner Bros e CBS) dell’album Soul Mining dei The The, ritirandone ogni volta i diritti. in poco parole era un trafficante alla Malcolm McLaren.

Dopo i Soft Cell la Some Bizzare si dedicò ai Cabaret Voltaire che nel 1981 avevano nel cassetto poche cose interessanti. Stevo si era messo in testa di lanciarli nelle piste da ballo, così li convinse a produrre un disco eviscerandone i suoni cupi ed industrial degli albori, rendendoli un gruppo pop-dance, sulla scia dei New Order, (erano infatti amici di Ian Curtis e furono anche il primo gruppo a suonare all’Hacienda a gestione New Order).
Titubanti all’inizio, si lasciarono convincere con 5000 sterline di “premio” dati proprio da Stevo e registrarono Crackdown, primo di una trilogia che vedrà incisi Micro-Phonies e The Covenant, The Sword And The Arm Of The Lord.

Per non smentire la su bizzarria, Stevo si fece promotore di vere e proprie azioni di marketing discografico, come quando, per strappare un contratto agli Psychic TV, inviò alle major un pene di ottone con la scritta “Psychic TV fottono l’industria discografica”. Sapete come finì, che riuscì a far produrre alla CBS il pretenzioso e sperimentale Dreamn Less Sweet, una sorda di “dadaismo d’avanguardia” secondo la rivista Trouser Press.
Il disco ebbe un costo esorbitante per via della registrazione effettuata in olofonia col metodo Zuccarelli, un sistema da poco inventato, che voleva imitare un suono realisticamente tridimensionale.

Per il lancio dei Coil di John Balance, Some Bizzare costituì una label parallela chiamata Force & Form con la quale realizzò nel 1984 Scatology, album dai pomposi ritmi ossessivi coprodotto con l’australiano Jim Thirlwell, meglio conosciuto come Foetus. Scatology uscì con diverse opzioni di artwork di copertina, tra cui spicca la versione dell’LP originale, un sole nero iniziatico coperto da una cartolina recante una scala vorticosa conosciuta come “Scala anale”. Il singolo Panic si portava dietro, come b-side, una cover di Tainted Love dei Coil stessi.

Fu proprio Foetus, ormai collaboratore della Bizzare, a potare in Inghilterra gli Einsturzende Neubauten dopo averli visti dal vivo a Berlino e a convincere Stevo a produrre quello che poi divenne 80-83 Strategien Gegen Architekturen (che finì per uscire con la Mute) e Die Zeichnungen Des Patienten O.T. riuscendo a farlo distribuire nientedimeno che dalla Virgin, cosa improba per un disco industrial dal non facilissimo ascolto…

Nella corrente industrial a trazione Some Bizzare entrarono anche i “costruttivisti” Test Dept. Band di stampo socialista, furono per anni attivisti promotori a favore delle masse lavoratrici e contro l’allora lady Thatcher dei sobborghi degradati londinesi, fans di Malevič e Šostakovič, registrarono sotto l’ala di Stevo 3 album, di cui il primo Beating The Retreat addirittura su cassetta.

Poco più tardi, esaurita la propulsione europea, Stevo decide di sbarcare a New York, dove l’energia era totalmente diversa, per seguire gruppi di sua conoscenza come Sonic Youth e Swans. Questi ultimi lo colpirono particolarmente, li definì come “una nave di schiavi” nel senso che la loro musica ti stritolava come una fila di schiavi al suo passaggio.
Decise così di realizzare con gli Swans l’album Cop attraverso l’altra sub-label della Some Bizzare, la K.422. L’album ricevette commenti del tipo: “Non sono ancora pronto per questa band, ma ho la sensazione che la amerò più tardi nella vita”.

A conti fatti, stiamo parlando quindi di una etichetta che in pochi anni aveva tra i suoi gruppi nomi come Coil, Swans, Einsturzende Neubauten, Cabaret Voltaire, Psychic TV e molti altri, l’avanguardia dei prini anni ’80 per intenderci, ma alla fine, in quel periodo, pochi di essi riuscirono ad avere il successo meritato.

Fu così, quindi, che pian piano Some Bizzare finì nell’oblio, non riuscendo mai a concretizzare econimicamente i suoi sforzi e cadde nel dimenticatoio. Celebre la frase stampata sul retrocopertina di Scatology dei Coil: “Stevo, dacci quello che ci devi”.

coil scatology

Ultimo aneddoto: negli anni ’90 gli uffici di Stevo Pearce, con sede a Mayfair, includevano una cappella privata con tanto di “sala di confessione” per gli aspiranti sign-in da attraversare per la solenne consegna dei nastri demo.

Per concludere ripartiamo dall’inizio, Stevo è dislessico, anche se non è questo il motivo dietro l’ortografia del nome della sua azienda. “Mi piacciono le ambiguità, è Some Bizzare, scritto BIZZARE e non BIZARRE. L’idea dell’etichetta era di essere consapevole delle aspettative della gente e fare quasi il contrario. Ma non deliberatamente. Non c’è niente di più irritante degli artisti che cercano di essere diversi solo per il gusto di esserlo”.

iniziò a far

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