La risposta è nel silenzio, parola di Juri Camisasca

La risposta è nel silenzio, parola di Juri Camisasca

La collaborazione fra il giornalista e agitatore culturale Antonello Cresti ed il cantautore sui generis Juri Camisasca prosegue dopo lo splendido documentario Non Cercarti Fuori (di Francesco Paladino) e si arricchisce di questo libro-intervista appena uscito per le edizioni La Vela. Il ritratto dell’artista milanese emerge poco per volta grazie ad una struttura raffinata d’incastri che al classico avvicendamento fra domande e risposte, alterna illuminanti frammenti di autori dalle più disparate provenienze (da Yogananda a Castaneda, da Aurobindo a San Giovanni della Croce), innestando, lì dove la narrazione lo richieda, analisi puntuali di discografia e testi fra i più rappresentativi.

La piacevolezza del racconto è garantita da alcuni gustosi aneddoti della carriera del cantautore (che non sveliamo per non privarvi del piacere di scoprirli personalmente) e l’interesse viene solleticato continuamente da alcune dichiarazioni a tratti anche scioccanti: la scelta del vegetarianismo stuzzicato dalla lettura della Bhagavad Gita ma tutto sommato abbracciato “per moda”, il disinteresse per alcune forme di canto quali la difonia, il rapporto dichiaratamente aperto verso la sessualità da uno che pratica l’astinenza.

Ma è proprio laddove le domande di Cresti si fanno più profonde e personali che il libro si offre in tutta la sua complessità. A tal riguardo non può non venire alla mente il punto cruciale in cui viene richiesto a Camisasca di esprimere l’inesprimibile: descrivere la crisi che lo ha portato allo snodo esistenziale a partire dal quale “la sua vita ha cominciato ad essere interessante”. L’etimologia del termine crisi deriva dal greco krino: separare, (dis)cernere; per quanto la nostra capacità di esprimere concetti così evanescenti si mostri inadeguata Juri, tentandone una descrizione, ne parla proprio in termini di capacità sensoriali acuite. “Questo universo, per come lo vediamo è la visione frontale di qualcosa che sta dietro” …“L’esperienza che ho vissuto va oltre l’universo fisico” chiosa.

All’ascoltatore più attento, oseremmo dire devoto, saranno noti gli elementi biografici della vita di Camisasca: il dirompente esordio de La finestra dentro, la temporanea rinuncia alla carriera discografica per seguire l’irrefrenabile vocazione spirituale a cui segue l’ingresso in un monastero benedettino, il ritorno al successo prima come autore e poi in proprio, il ritiro nell’isolamento di Milo. Parallelamente all’errare dell’uomo Cresti segue le peregrinazioni dell’anima dell’artista lungo quel cammino di evoluzione che lo ha condotto ad essere nel mondo ma non del mondo, approfondendo sempre più il senso dei concetti di Silenzio e Solitudine. Robert Sarah dice nel suo La Forza del Silenzio che: “È il desiderio di vedere Dio che ci spinge ad amare la solitudine ed il silenzio, poiché è nel silenzio che abita Dio”.

juri camisasca silenzio

 

Probabilmente è questa sete di sperimentare una pace ancora più profonda, simile a quella esicastica praticata dai Padri del deserto ad aver spinto Juri a lasciare il monastero di San Silvestro poco prima di prendere i voti solenni. Un salto nel buio per certi versi. Ma per altri la sicurezza di trovare nell’eremo di Milo una natura aspra dove alle nere doleriti del Sahara Suda degli amati Antonio e Onofrio si sostituiscono le increspature brune delle rocce laviche delle pendici dell’Etna.
È qui, che lo vediamo stabilirsi, lontano da quel mondo fonte di rumore continuo che per Thomas Merton è frutto tanto della arroganza umana di fronte all’Eterno che della sua disperazione.
É qui che può infine mettersi in ascolto di quel “mormorio di vento leggero” che è la voce di Dio.

L’errore più grande che si possa commettere, però, è quello di considerare La risposta è nel silenzio una sorta di breviario, un libro di massime di un Padre o peggio ancora di un Santo, da portare con sé e compulsare per trovarci delle verità ultime. Juri stesso in Se incontri il Buddha ci ha ammoniti a riguardo, invitandoci a diffidare dai falsi profeti. E lo ribadisce ulteriormente sollecitato in proposito da Cresti: ”Nessuno è maestro di nessuno, poiché è la vita che ci educa”.

È piuttosto la descrizione di un percorso, simile per certi versi a La via di un pellegrino dell’Anonimo russo, con tutti i suoi incontri, i passi falsi, le ripartenze. La descrizione di un cammino accidentato ma seguito col cuore, di cui abbiamo una idea vaga dell’inizio (l’infanzia descritta nei primi paragrafi) e di cui non possiamo conoscere la meta (sebbene “Abbiamo la consapevolezza che la coscienza, a differenza del corpo, non ha né inizio né fine”).

Ponzio Pilato rivolgendosi a Gesù domanda: ”Che cos’è la verità?”. Non riceve risposta. Esce e dice ai Giudei: “Io non trovo in lui nessuna colpa” (Giovanni 18:38)
Secondo Sant’Agostino nella domanda “Quid est veritas?” è già implicita la risposta “Est vir qui adest” (è l’uomo qui davanti a te) ottenuta per anagramma. Non c’è bisogno che Gesù risponda.
Perché la risposta è nel silenzio.


Foto courtesy: Antonio La Monica

la risposta è nel silenzio

Juri Camisasca, Antonello Cresti:  La risposta è nel silenzio, ed. La Vela, pag. 128, euro 12

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