Social network: 5 pollici di solitudine

Facebook, questo famoso software ormai considerato come il social network per antonomasia, lanciato ben 11 anni fa da Zuckerberg, è ormai divenuto una costante nella vita quotidiana di buona parte delle persone, arrivando a modificarne le relazioni umane.
Con il trascorrere degli anni, i servizi offerti da questo strumento (video, audio, condivisioni ecc..), lo stanno trasformando in una nuova rete, sempre più simile ad una nuova Internet.
Facebook, ma anche Instagram, hanno la funzione per molti ragazzi di album dei ricordi, perché hanno una data, c’è la possibilità d’inserire quanti album fotografici si vuole e di apportare tutte le modifiche possibili.
Diventa un contenitore d’emozioni, sensazioni della propria vita privata, una sorta di diario segreto online.
Il periodo adolescenziale è una fase dello sviluppo in cui a volte si sperimentano emozioni contrastanti e a mio avviso anche molto intense.
Vengono in qualche modo esaltate le esperienze di vita ed i sentimenti in alcuni casi, sono portati agli eccessi.
Si ha paura di dimenticare e allora si scrive e si fotografa tutto, anche ciò che a volte può sembrare banale, ma non lo è, anzi in esso è intrinseco un ricordo che non si vuole perdere.

I ragazzi, però, tendono a confondere tale realtà con la vita reale. Il vuoto che si sente o in un certo senso le difficoltà che si sta cercando di compensare, finiscono con un utilizzo della rete compulsivo, entrando in una realtà virtuale che non è la vita di tutti i giorni.
Il rapporto tra le persone e Internet o più comunemente i social, ha alterato le loro abitudini, portandoli ad una febbre da digital media che fa connettere 6 italiani su 10.
Quindi quali sono i vantaggi e gli svantaggi derivanti da questa febbre?
In primis possiamo dire che la comunicazione e l’informazione avvengono in tempo reale, ci si può connettere con chiunque a qualunque distanza.
Possiamo affermare anche che si tratta di mezzi di comunicazione che potremmo definire comodi anche perché ne usufruiamo ovunque mantenendo ed incrementando anche e soprattutto i rapporti interpersonali. Il rovescio della medaglia, però, è in agguato.
I social portano, a seconda dell’uso che se ne fa, ad una possibile perdita del contatto con il mondo reale, soprattutto tra gli adolescenti che ivi trovano un rifugio sicuro.
Da non sottovalutare assolutamente, la dipendenza che creano, soprattutto sui giovani, i quali, trovandosi in una fase della propria vita in cui non hanno ancora delle certezze, né un’identità definita, passano la maggior parte del loro tempo sul web.
Eppure mi verrebbe da dire che per quanto l’utilizzo dei nuovi dispositivi come può essere ad esempio la tastiera di un computer, abbiamo comportato una scrittura sicuramente più veloce e ad una comunicazione immediata, sono fermamente del parere che tenere la penna tra le dita e sentire l’odore dei fogli di un quaderno appena comprato, siano di gran lunga tra le cose da conservare e preservare sempre.
Mi chiedo dove siano finite tante sensazioni.
Facile rapportarsi dietro allo schermo di un computer, meglio ancora però guardarsi negli occhi, esserci, cercarsi e sentirsi importante non tramite un “mi piace” di una foto o un post su Facebook. Tutto nasce e finisce in rete, inesorabilmente tutto quello che proviamo è custodito nei social.
Si pensa di conoscere una persona semplicemente scorrendo il suo profilo Facebook. Ma tutti noi, anche se i mezzi di comunicazione sono entrati prepotentemente nelle nostre vite, rimescolando le carte, siamo molto di più di un’immagine di copertina o una foto profilo.

Ecco che, di conseguenza, anche nelle realtà più piccole, come può essere un paese di provincia, proprio come il mio, non si vedono più adolescenti correre dietro ad un pallone, sbucciarsi le ginocchia, che “ripensandoci non facevano poi così male”.
Quando mi soffermo a pensare alla mia adolescenza, non posso non sentirmi ogni stramaledetta volta una lettera in un mondo di e-mail.
Questa è sicuramente la metafora giusta per definire il mio stato d’animo quando sovvengono ricordi della mia infanzia.
Cosa resta ora?
Cosa ci rimane se un tramonto, un’alba vengono immortalati e non vissuti in pieno come invece dovrebbe essere?…e poi ancora le corse nei campi, il vento tra i capelli, quella voglia di libertà ricercata e trovata nel contatto con la natura, dove sono finiti?
Ora c’è solamente tanta solitudine tra le mura di una stanza o davanti a una manciata di pixel.
Si è giunti a quella che potremmo tranquillamente definire alienazione 2.0, dove l’uomo, suo malgrado aggiungerei, finisce per essere tutt’uno con il web.
Quindi mentre si è persi dietro l’ultima novità di Facebook, il mondo, quello reale, va avanti mostrando le sue bellezze: sguardi, sorrisi, abbracci.
Cosi magari, quando siamo in metro o in pullman, sommersi dalle mille applicazioni dello smartphone e nel frattempo al nostro fianco c’è una persona, reduce da una brutta giornata, che forse aspetta una parola, uno sguardo per tornare ad avere fiducia nella vita, abbiamo perso un’occasione.
Ne vale la pena?

Io credo che esista solo un mondo ed è quello che vediamo fuori dalla nostra finestra ogni giorno, viviamo per quello.
Se fosse che l’avvento dei mezzi di comunicazione sia avvenuto in un arco di tempo troppo breve, investendo in un certo qual modo l’uomo che non era pronto a questi nuovi stimoli, ad una maniera diversa di comunicare?
Possiamo altresì provare a catapultarci in un futuro, non per forza immediato, in cui un più lungo utilizzo dei social può capovolgere la situazione iniziale che aveva depistato l’individuo, rendendolo sicuramente più consapevole di quelle che sono le potenzialità offerte dai digital media.
Non è ovviamente sicuro che questo accada, possiamo solamente ipotizzarlo, o meglio sperarlo, perché direttamente o indirettamente che sia, il mondo virtuale è ormai parte imprescindibile della nostra vita.