Pietro Floridia, compositore da Modica a New York

pietro floridia-1Pietro Floridia nasce a Modica (Ragusa, Sicilia, Italia) il 5 di Maggio del 1860.
A soli 13 anni il suo talento pianistico lo porta ad essere ammesso al Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, istituto tra i più importanti in Europa dell’epoca. Lì i suoi maestri furono Beniamino Cesi, Paolo Serrao e Lauro Rossi. La sua prima opera vera e propria porta la data del 1882 ed il titolo di Carlotta Clepier, lavoro comico in 3 atti su libretto di Antonio de Lerma di Castelmezzano che fu rappresanto poco dopo al Circolo Nazionale di Napoli ottenendo un buon successo e decretando la validità artistica del giovane Floridia.

Dopo la pausa napoletana Pietro torna a Modica per continuare i suoi studi musicali e qui riceve una lettera di Arrigo Boito (a cui lui aveva dedicato uno dei primi lavori giovanili) che lo critica e lo sprona a fare tabula rasa dei suoi ultimi lavori, facendolo sprofondare nello studio dei classici (Haydn, Mozart, Weber, Cherubini, Beethoven, Bizet, Wagner) dei quali spesso ne ritrascrisse le partiture per averne maggior controllo, come insegnava Berlioz.

Nel 1888 diventa Primo Professore di pianoforte al Conservatorio Regio di Palermo, diviene amico di Hans Von Bulow (genero di Listz) arrivato a Palermo per incoraggiare Pietro, vedendone il grande potenziale, e solo l’anno successivo vince il primo concorso indetto dalla Società del Quartetto di Milano con la Sinfonia in Re minore in quattro movimenti per orchestra.

Dopo soli 3 anni torna a vincere un’altro concorso, sempre indetto dalla Società del Quartetto di Milano, con la “Sonata per piano in quattro tempi” e, sempre a Milano è scritturato dalla Ricordi per l’opera teatrale “Maruzza” della quale Pietro Floridia avrebbe dovuto scrivere libretto e musica.
Non fa in tempo poiché deve recarsi a Bayreuth, su invito della famiglia Wagner, ad assistere al ciclo completo delle opere Wagneriane e lì Cosima, la moglie di Wagner, offre a Pietro un posto da insegnante di polifonia alla scuola della città, ma lui declina per ottemprare al contratto con la Ricordi.
Cosa che fece e nel 1884 portando in scena “Maruzza”, la sua opera prediletta, al Teatro Maliban di Venezia raccogliendo i favori di stampa e critica che ne consacrano la validità, annoverandola nell’olimpo della musica classica italiana, quasi al pari del Falstaff di Giuseppe Verdi.

La Gazzetta Musicale di Milano scrive in merito: “La “Maruzza” di Pietro Florida è giunta alla sesta rappresentazione accolta sempre da vivissimi applausi, confermandone il successo. Il bel lavoro di Florida interessa intelligenti e …non, caso raro nella storia del Teatro”

Nel 1986 al Teatro Donizetti di Bergamo, che all’epoca si chiamava Teatro Riccardi, vennero rappresentate in contemporanea, per 15 giorni il “Manon Lescaut” di Puccini e “Maruzza” di Floridia.

Il suo vero capolavoro arriva però nel 1899, titolo: “La Colonia Libera“, libretto di Luigi Illica (uno dei librettisti di Puccini) che debuttò il 7 maggio dello stesso anno al Teatro dell’Opera di Roma (all’epoca Teatro Costanzi) e vide la partecipazione della Regina Margherita, del ministro Bacelli e del comm. Tito Ricordi.

Nel 1890 sposa la svizzera Lina Bickel, conosciuta a Palermo, da cui nasce dopo undici anni di matrimonio una figlia, Perla Vittoria.

Qui inizia la storia un po assurda del nostro Pietro.

Anche se vennero ogni tanto rappresentatele sue opere, comincia uno strano periodo di silenzio, gli impresari teatrali cominciarono a fuggire le opere di Floridia, quei lavori così applauditi ed osannati fino a poco tempo prima (ricordiamo l’articolo sul Giornale di Sicilia del 9 novembre 1904 dove si scrive che: “Ieri sera al Teatro dal Verme di Milano è stata rappresentata La Colonia Libera, con pieno e incontrastato successo. Floridia è un ottimo musicista e la sua opera è da considerarsi la migliore fra tutte le produzioni degli ultimi anni”).
Diventato misteriosamente poco “commerciabile” nel 1904 Pietro decide con sofferenza, avvertendo il disagio che si era creato nell’ambiente musicale italiano, di partire per gli Stati Uniti, la speranza di gloria di tanti giovani musicisti e nel mentre Maruzza e La Colonia Libera in Italia vengono sepolte e con loro la fama del compositore di Modica.

Già a dicembre dello stesso anno, su invito dell’Ambasciatore Italiano a Washington, tiene il suo primo concerto in terra d’America. Per due anni insegna anche canto al College di Cincinnati, città dove venne eseguita poco dopo la Sinfonia in Re Minore dalla Cincinnati Symphony Orchestra sotto la direzione dello stesso Pietro, riportando un successo strepitoso tanto da bissare l’anno successivo anche a Chicago.

Cincinnati però ha un’aria insalubre per il compositore che decide così di spostarsi a New York, dove alterna tournées all’insegnamento, composizioni allo studio.

Nel 1910 compone “Paoletta” su libretto di Paul Jones. Leone Feist, editore musicale di New York, scriverà sull’ Enriquer che “Paoletta è la prima grande opera scritta e pubblicata in America” e inserisce Floridia sopra ogni compositore vivente; l’impresario musicale M.H.Hanson scrisse che ” Paoletta è il più lungo passo che l’America ha fatto verso l’opera”.
Paoletta viene rappresentata per un mese consecutivo sotto la direzione del Maestro.

In questo periodo Pietro compone ancora “A Florentin Tragedy“, “Tory” e lavora al The Starr Piano Company-Recording Laboratories dove cura la direzione artistica ed orchestrale.

Altra curiosità è che nonostante la critica e la fama a New York Pietro Floridia non riuscì mai a rappresentare una sua opera al Metropolitan Opera House nonostante (?) in quegli anni era gestito da impresari italiani con l’intenzione di diffondere l’opera italiana oltre oceano.
Pietro muore a New York, nel 1932, a causa di un intervento ospedaliero non riuscito. Le sue composizioni sono state pubblicate da Ricordi, Schirmer, Fischer, Carisch & Jänichen, Ditson e altre case editrici.

Pietro Floridia rimane uno dei misteri italiani, di quelli che “è meglio insabbiare”, uno dei più grandi compositori del secolo scorso rimasto volutamente nel dimenticatoio, di lui si trova solo qualche riga su qualche enciclopedia musicale, ma nulla rispetto alla grandiosità del personaggio.
Un altro esempio di “Italiani all’estero” fuggiti per chissà quale motivi e dimenticati dalla patria natìa. Modica lo ricorda con entusiasmo, dedicandogli un auditorium, ma quanti di voi conoscono questo gioiello della musica classica italiana?

Liberamente tratto da “Pietro Floridia: musicista senza patria” di Giovanni Dormiente
Illustrazione di Alessandro Giuliana Alajmo

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