L’Universo in un cucchiaino

L’Universo si comporta da anarchico, poiché si governa da sé. Non ha bisogno di Demiurgo o di deus ex machina: come l’individuo di Kropotkin, giunto a un tale livello di consapevolezza da non avere più padroni e da non avvertirne la necessità, l’unica legge cui l’Universo obbedisce è quella dei fenomeni naturali.
Me lo immagino, Kropotkin, mentre scrive “l’anarchia è una concezione dell’universo, basata sulla interpretazione meccanica dei fenomeni, che abbraccia tutta la natura, non esclusa la vita della società”.

Penso al moto dei pianeti: che rumore producono? Somiglia al fruscio di una ruota di bicicletta collegata alla dinamo della lampadina frontale, unico suono su un sentiero notturno? O, piuttosto, ricorda il cinguettio metallico e irregolare di passeri meccanici e lontanissimi, poggiati su alberi siderali e irraggiungibili? Oppure è un fragore assordante in cui augurarsi un’immersione perenne e salutare, per fuggire in eterno dai propri pensieri?
Mi pare di vederli, i pianeti del Sistema Solare, dall’eterno placido sorriso, incuranti delle tempeste di fuoco e gas che infuriano sulle loro superfici, delle notti gelide e dei giorni impietosi che durano quarant’anni.

Il Sistema Solare sa ciò che deve fare.
Sa quando nascere e probabilmente quando iniziare a morire.
Lo sa fin da quando l’Universo era talmente concentrato da poter essere contenuto in un cucchiaino: massa e densità spropositate, in un cucchiaino.
Vorrei un cucchiaino di quel dolce al gusto di Universo. Ma presto, prima che inizi a espandersi: poi, mi provoca gonfiore”.