Live fast die – GG Allin (una storia hardcore)

Nella sua autobiografia No Irish, No Blacks, No Dogs, John Lydon descrive la sua infanzia nell’estrema periferia di Londra tra macerie della Seconda Guerra Mondiale e ratti che risalgono le tubature dell’acqua.
John Lydon, tuttavia, come tutti i punk londinesi e britannici in genere, era elegantissimo anche vestito di stracci tenuti insieme da spille da balia.
Il punk americano, al contrario, è letteralmente coperto di sangue, sputi e merda, perché è GG Allin.

La cultura popolare statunitense è fittamente abitata da figure estreme, spesso ai confini con la marginalità, non necessariamente disadattate, o almeno non tutte: semplicemente, frutto di un Paese assurdo, stradaiolo, in cui gli spazi immensi conducono alla meditazione, all’esaltazione o alla follia, a volte nello stesso istante.

Kevin Michael Allin nasce nel 1956 nel New Hampshire col nome di Jesus Christ.
Il New Hampshire, una delle tredici colonie britanniche che hanno dato origine agli Stati Uniti, è collocabile nell’immaginario europeo alla stregua dell’ambientazione un romanzo di Philip Roth; ci si immagina docenti universitari dediti all’eremitaggio volontario in una confortevole casa di campagna dalle finestre grandi, bianche e quadrettate, circondata da un immenso parco di querce il cui prato è sempre perfettamente curato e punteggiato da siepi di narcisi, lillà e tutti quei meravigliosi, vanitosi fiori che spuntano in ogni dove nelle terre piovose e nevose, quando arriva la primavera. Oppure, il New Hampshire potrebbe ricordare The Dead Poets Society, il celeberrimo film di Peter Weir conosciuto in Italia come L’Attimo Fuggente, ambientato negli stessi, incantevoli luoghi.
Uno che il padre decide di chiamare Jesus Christ non può certo appartenere a questi ambienti rarefatti: farà invece parte dell’America sotterranea, quella dei fondamentalisti cristiani, della white trash (il sottoproletariato bianco, inferiore nella scala sociale persino ai neri), dei villaggi rurali dove nulla cambia da decenni, un luogo dalla natura difficilmente spiegabile per un osservatore europeo, sfondo – ad esempio – per la più coraggiosa cinematografia indipendente degli ultimi trent’anni, che ha cercato di portarne alla luce il nucleo oscuro.
Allin padre era un esaltato religioso, convinto che Gesù Cristo in persona avesse investito il suo secondogenito del compito di incarnare il nuovo Messia, chiedendone in tributo il Nome.

Nel cortometraggio di Jay McBeth Live Fast Die: The GG Allin Story (2008), il fratello maggiore Merle (che da bambino, non riuscendo a pronunciare correttamente il nome di Jesus Christ l’aveva storpiato in Jeje, da cui GG) parla del padre Merle Colby Sr come di un uomo che, completamente in preda alla follia religiosa e alla paranoia, minacciava continuamente di morte moglie e figli e scavava tombe per seppellire i propri familiari e i propri fantomatici nemici.
La famiglia Allin viveva, per volontà di Merle Sr, in una capanna senza acqua corrente né elettricità e, come lo stesso GG scrive, sotto il costante desiderio paterno di sterminarne i componenti in un omicidio-suicidio che si sarebbe sicuramente svolto in un tempo indefinito e che serviva a tenere moglie e figli sotto perenne minaccia. Merle Sr nutriva repulsione, come tutti i moralisti esaltati, per i piaceri della vita, e non permetteva alla propria famiglia alcun contatto con l’esterno oltre il minimo indispensabile.
Le foto di famiglia che appaiono in Live Fast Die non fanno percepire nulla di questa esistenza infernale ad un osservatore ignaro sebbene, ad un’osservazione più attenta, il sorriso metallico e forzato di Allin padre in posa con i figli potrebbe esserne rivelatore.
Durante questa vita da reclusi la madre di GG e Merle Jr, Arleta, tenta la fuga, ma viene violentemente dissuasa dal marito che rapisce GG.
La figura di Arleta Gunther Allin è molto interessante. In Live Fast Die compare brevemente, parlando dell’infanzia di GG. Dal suo modo di esprimersi, nervoso e guardingo, si intuisce facilmente che tipo di vita questa donna debba aver svolto accanto a un uomo violento e completamente pazzo: sembra costantemente sull’orlo di subire una scarica di legnate che provenga da un punto imprecisato.
Nonostante la vita le abbia lasciato questi indelebili segni, in gioventù Arleta è lucida e decisa a cambiare le sorti sue e dei due figli. Divorzia dal marito nel 1961, a seguito dell’aggravarsi dell’instabilità mentale dell’uomo, e si trasferisce nel Vermont, dove insieme al nuovo marito si prende cura dei suoi ragazzi in un ambiente finalmente pacificato.
Scrivendo della prima parte della sua infanzia, GG la considera “formativa per la sua natura di animo guerriero”. I danni permanenti che l’ambiente familiare ha lasciato su di lui, al contrario, non tarderanno a farsi sentire.

Prima dell’inizio della scuola elementare, con la sua consueta lucidità Arleta compie l’importante passo di cambiare il nome anagrafico di GG da Jesus Christ a un più accettabile Kevin Michael, con lo scopo di tenerlo al riparo da prevedibili prese in giro da parte dei compagni.
Studente con difficoltà economiche e problemi di apprendimento probabilmente dovuti alla sua traumatica infanzia, durante l’adolescenza GG comincia a distinguersi per l’immagine inconsueta e trasgressiva, con un abbigliamento ispirato ai New York Dolls: eccessivo, ambiguo e naturalmente facile oggetto di persecuzione per i bulli di un piccolo liceo di provincia.
In un altro momento di Live Fast Die la madre Arleta, sempre con lo sguardo sfuggente di chi si aspetta le botte, si sofferma brevemente su questo momento della vita di GG, e dal suo tono sembra che il ragazzo abbia subito ben altro che odiose bravate.
Così GG definisce la sua adolescenza: “molto caotica, piena di pericoli e possibilità. Spacciavamo, rubavamo, facevamo case e macchine. Facevamo ciò che volevamo, insomma – comprese tutte le band in cui abbiamo suonato, e la gente ricambiava il nostro odio.”

GG inizia come batterista, fondando assieme al fratello Merle una band, Little Sister’s Date, che non dura più di un anno e che esegue prevalentemente cover dei Kiss e degli Aerosmith.
Le influenze musicali del giovane GG includono le bands della British Invasion che portarono negli USA un modo completamente diverso di intendere il rock, attraverso la riscoperta del country blues più profondo e autentico e l’eccentrica raffinatezza nello stile, nell’abbigliamento e nel sound e contributi di grandi shockers come Alice Cooper, che ne segnerà profondamente il modo di stare sul palco. Ovviamente, GG deve molto anche agli Stooges di Iggy Pop, che hanno insegnato a tutta la sua generazione cosa significasse essere punk prima che il punk nascesse.
Dopo il diploma di scuola superiore conseguito nel 1975, GG fonda una nuova band, i Malpractice, insieme al fratello, al musicista del Vermont Jeff Penny e a Brian Demurs, suo compagno di scuola. Fino allo scioglimento della band, GG ne è il batterista.
Successivamente, inizia a suonare la batteria per un’ altra band, gli Stripsearch, che registra anche un mini – EP contenente i brani Galileo e Jesus Over New York.
Dal settembre 1977 all’aprile 1984 Allin è insieme frontman e batterista dei Jabbers.
Il disco di debutto, nel 1980, è Always Was, Is and Always Shall Be, edito da Orange Records e ristampato su CD nel 1995 da Halycon. Addirittura, il produttore dei Dead Boys e veterano dell’industria discografica Genya Ravan è in quel periodo manager di GG Allin, ma le tensioni iniziano quando Allin comincia a rivelarsi ingestibile, inflessibile e violento. Dopo questa esperienza, i Jabbers si sciolgono.

Accadono comunque molte cose nella prima metà degli anni ’80: Allin registra album con The Cedar Street Sluts, gli Scumfucs nel 1982 e i Texas Nazis nel 1985. Nonostante GG faccia parte a buon diritto della scena punk HC underground, non appartiene certamente a quella della East Coast: troppo fuori da qualsiasi schema anche per un ambiente musicale così estremo. Infatti, grazie alle performances con i Cedar Street Sluts a Manchester, nel New Hampshire, (dove lui e il fratello erano considerati all’inizio nulla più che dei campagnoli), Allin diventa piuttosto noto come “il matto di Manchester.”
L’attenzione per GG cresce grazie a Hated in the Nation, disponibile solo in cassetta, che raccoglie pezzi fuori catalogo registrati con Jabbers, Scumfucs e Cedar Street Sluts. Il nastro raccoglieva anche diverse registrazioni live e in studio con una all-star-band messa insieme dai producer Maximum RocknRoll e Mykel Board. In questa band compare anche J Mascis dei Dinosaur Jr. alla chitarra solista e il producer e musicista della Bongwater Mark Kramer al basso.

La definitiva discesa agli inferi inizia nella seconda metà degli anni ’80: GG si fa di tutto quello che trova, dall’eroina all’alcool a qualsiasi altro tipo di sostanza.
Nel 1985 alza ulteriormente l’asticella dello shock on stage durante un concerto a Peoria, Illinois. Secondo le parole diel musicista che si esibiva nello stesso show: “ero con lui quando ha comprato l’Ex-Lax (un potente lassativo, ndr). L’ha preso molte ore prima del concerto, quindi doveva tenersela o si sarebbe cagato addosso prima di salire sul palco…Dopo tutta la merda che ha fatto sul palco, in sala è scoppiato un casino totale… I gestori della sala erano completamente IMPAZZITI!.. centinaia di punkettini schizzavano da ogni parte, precipitandosi fuori dalla porta perché la puzza era INCREDIBILE.”
Da quel momento, defecare sul palco diviene la norma, per Allin.
L’atteggiamento incontrollabile di GG Allin è una dichiarazione di guerra all’establishment: avete normalizzato il rock ‘n roll? E IO VI CAGO ADDOSSO.

Allin è affascinato e ispirato da Hank Williams, figura malinconica, poetica e disperata del country; come tutti i veri genî, GG ha gusti musicali eclettici, che spaziano dal punk puro alla musica della tradizione americana.
Nel suo Fuorilegge d’America – Hank Williams, Johnny Cash, Steve Earle (2007 Selene Edizioni, Collana Distorsioni), Fabio Cerbone apre il capitolo dedicato a Hank Williams con le parole di Kinky Friedman, cantautore e scrittore: “tutti vorrebbero essere Hank Williams, ma nessuno è disposto a morire”.
Hank Williams era l’incarnazione dolorosa e sincera dell’high and lonesome sound, il “suono alto e solitario” della musica tradizionale degli Appalachi, che portava con sé echi delle antiche ballate elisabettiane dei primi coloni inglesi avventuratisi sulle cupe montagne della prima frontiera americana. Nonostante l’industria discografica abbia cercato di pacificare e normalizzare il dolore e le emozioni che questa musica si portava dentro fin dalle origini inventandosi lo zuccheroso sound di Nashville e contest musicali come il Grand Ole Opry, musicisti di livello superiore come Williams non si sono mai piegati. Cresciuto per strada, anche lui appartenente al sottoproletariato bianco come Allin, Williams a nemmeno trent’anni sembra già un vecchio, ha il volto antico dei primi coloni, la voce dolente e scrive versi impregnati di spiritualità, integrità morale senza compromessi e dolore e solitudine senza fine, che lo avvicinano ai bluesmen e alle blueswomen delle origini. “I’ll Never Get Out Of This World Alive”. Non uscirò mai vivo da questo mondo.
Hank muore a ventinove anni, il 31 dicembre 1952, in un’auto, al gelo.
I saw the light I saw the light/No more darkness no more night/Now I’m so happy no sorrow in sight/Praise the lord I saw the light.

GG Allin eredita idealmente da Hank Williams l’insofferenza a qualsiasi costrizione, e l’infinito senso di solitudine che ti porta a urlare a squarciagola perché tutti si accorgano che esisti.
Le mutilazioni, le ferite autoinferte, tutto quello che combina sul palco fanno parte di questo urlo interminabile.
Il tributo a Hank Williams non è soltanto ideale, ma coinvolge anche la produzione musicale di Allin: registra delle cover di Family Tradition di Hank Williams Jr e Longhaired Redneck di David Allan Coe reintitolandole rispettivamente Scumfuc Tradition e Outlaw Scumfuc. Successivamente, Allin fa uscire un altro disco country, Carnival of Excess, forse il suo disco più curato.

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Nel medesimo periodo, Allin collabora con Bulge a.k.a. Psycho all’album Freaks, Faggots, Drunks and Junkies, con The Aids Brigade al 7″ Expose Yourself To Kids e con gli Holymen a You Give Love a Bad Name. Da performer autentico, produce anche show parlati, di cui sono disponibili rari filmati.
La sua unica fonte di reddito sono i sui dischi, che egli stesso vende.
Un’eredità della costante vicinanza con la morte nel patologico ambiente familiare dell’infanzia è sicuramente rappresentata dal fascino che su GG esercitano i serial killers.
Allin corrisponde con John Wayne Gacy, noto e crudelissimo assassino seriale, andando più volte a trovarlo in carcere.
Gacy, che durante la reclusione si dedicava alla pittura ritraendo ossessivamente inquietanti figure di clown, realizza anche un ritratto di Allin, che diverrà la copertina del disco con la colonna sonora del lungometraggio di Todd Phillips Hated: GG Allin And The Murder Junkies. Le performance di Allin, intanto, diventano sempre più estreme e mettono regolarmente in pericolo la strumentazione e i luoghi dei concerti. Gli show vengono interrotti dai gestori del locale o dalla polizia dopo pochi pezzi, GG incriminato regolarmente per aggressione, devastazione e atti osceni. Il suo eterno, compulsivo tour (come Hank Williams, GG si sposta continuamente di città in città per placare i propri demoni), viene spesso interrotto da arresti o ricoveri in ospedale per traumi e fratture.

L’attrazione per la morte, che in Allin coincide con un disperato grido vitale, prende la forma sempre più frequente di ripetuti tentativi di suicidio. Nel 1989, Allin scrive a Maximum RocknRoll dichiarando che si suiciderà sul palco la notte di Halloween di quell’anno.
Quella notte, però, GG si trova in carcere.
Una delle caratteristiche più peculiari del punk è l’aspetto farsesco di quasi ogni esistenza o episodio, che uniscono con grande naturalezza aspetti tragici e grotteschi.
Ogni anno Allin minaccia di uccidersi sul palco la notte di Halloween e ogni notte di Halloween di ogni anno la passa in galera.
Una volta, alla domanda sul perché non avesse mai dato seguito alle sue minacce di suicidio, Allin lapidariamente dichiara, “Con GG, non hai mai ciò che ti aspetti, ma solo ciò che ti meriti”. Inoltre, sostiene che incontrerà l’aldilà nel suo momento di massima energia, non facendosi certo cogliere impreparato in un periodo di fiacca.

Alla fine del1989, Allin subisce l’ennesimo arresto, stavolta con l’accusa di aver aggredito una donna non allo scopo di ucciderla ma di procurarle gravi danni fisici.
Curiosamente, l’arresto e il processo si svolgono a Ann Arbor, Michigan, la città natale di Iggy Pop.
La perizia psicologica forense riporterà che Allin è un imputato dal quoziente intellettivo nella media, “educato, collaborativo e ingenuo”. La valutazione avvalora la descrizione che in Live Fast Die fa di GG bambino il fratello Merle: di natura quieta e temperamento tendenzialmente tranquillo.
Lo sconosciuto perito evidenzia inoltre che Allin non presenta tratti psicotici e appare del tutto a proprio agio nel suo stile di vita anticonvenzionale. Dalla perizia emerge tuttavia che Allin è dipendente dal’alcool e ha un complesso disordine della personalità con componenti masochistiche, borderline di narcisismo patologico.
Allin inizialmente rigetta le accuse, sostenendo che la donna fosse consenziente al rapporto sessuale violento. GG ammette di averla tagliuzzata, di averle provocato bruciature e di averne bevuto il sangue, ma anche che lei gli ha fatto esattamente le stesse cose. Allin supporta le proprie affermazioni facendo notare le incongruenze nel racconto della donna alle autorità; tali incongruenze vengono effettivamente riconosciute dal giudice, che riduce l’accusa a carico di Allin, imprigionato dal 25 dicembre 1989 al 26 marzo 1991.
La prigione, secondo la testimonianza di Merle, è uno spartiacque nella vita di GG, che ne segnerà gli eventi successivi.

La galera non ha mai fatto bene a nessuno, men che meno a uno come GG; in Live Fast Die Merle parla con impressionante cupezza del soggiorno in carcere di GG, e pur non entrando nei particolari si intuisce facilmente come l’uomo ne abbia assorbito, fino quasi ad esplodere, la violenza. Merle e sua madre, abituati ad un subdolo tipo di violenza familiare sempre sull’orlo della catastrofe, appaiono nelle loro testimonianze due persone che, pur dotate di naturale sensibilità, hanno dovuto imparare, per sopravvivere, a soffocare qualsiasi manifestazione di quella stessa sensibilità. Impauriti e circospetti, danno l’impressione di voler dire molto di più di due parole smozzicate, ma anni di terrore li hanno disabituati a trovare parole e forma ai loro sentimenti.
In carcere nasce The GG Allin Manifesto, che come il titolo lascia intuire costituisce una sorta di manifesto illustrativo e programmatico del suo pensiero.
Dopo il rilascio, Allin viola la libertà vigilata per partire di nuovo in tour, il cui materiale girato costituirà la base per il documentario di for Todd Phillips Hated: GG Allin and the Murder Junkies. Il film contiene scene da una performance che Allin diede allo Space, all’East Village. di New York.
Durante lo show Allin, strafatto, si spoglia completamente, defeca sul pavimento, si cosparge delle sue stesse feci e tira merda addosso al pubblico. Tira inoltre bottiglie di birra rompendo il naso a una donna del pubblico e aggredisce diverse altre persone nella folla.
Le immagini di questo concerto sono di una follia e di una comica, disarmante disperazione da far impallidire qualsiasi performance dei Black Flag o dei Minor Threat. Nessuna band punk HC, per quanto violento fosse il clima durante i propri concerti, ha mai non solo raggiunto, ma anche soltanto provato a eguagliare il senso di nichilismo totale degli show di GG Allin.
Hated, che ha vinto il Festival di New Orleans come miglior documentario nel 1993 ed è stato riproposto in DVD nel 1997, è uno dei migliori documentari musicali mai realizzati e va assolutamente visto se si vuole avere un’idea compiuta di chi fosse realmente GG Allin e della potenza assoluta e disperata della sua musica e delle sue performance. Narrare a parole di GG Allin serve a ben poco; il linguaggio narrativo più adatto e calzante sono le immagini.

Hated è un docu-film rude e toccante come la storia che racconta, senza alcuna concessione all’estetica, pur possedendone una tutta propria. GG è l’eroe dei jerks, degli spostati, di quelli che non vedranno mai una donna se non nei porno da quattro soldi; il film è costruito attraverso le testimonianze di questo sparuto seguito di fans (anche Glenn Gould aveva un gruppo di fans di questo tipo: quasi la versione nevrotica e intellettuale di quelli di GG), dei membri dei Murder Junkies (incredibile la figura del batterista che suonava sempre completamente nudo), di GG stesso.
A un certo punto, tra i vari filmati di repertorio pessimamente girati durante i concerti-carneficina di GG, ne appare uno che ritrae GG e il serial killer John Wayne Gacy.
Il film esce poco tempo dopo la morte di GG.

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GG, che aveva minacciato più volte il suicidio sul palco (in Live Fast Die suo fratello Merle lo definisce “rock-star con la data di scadenza”), muore nel modo più rock’n roll che esista: per overdose di eroina, dalla quale ha continuato fino all’ultimo ad essere pesantemente dipendente.
GG tiene il suo ultimo concerto il 27 giugno 1993 in un piccolo locale, il Gas Station, un posto per concerti punk così chiamato perché situato al posto di un vecchio distributore di benzina. Come spesso accadeva durante gli show di GG, dopo il secondo pezzo il locale taglia l’elettricità; GG mette a soqquadro il locale, esce completamente nudo per strada, poi indossa un paio di calzoncini ma continua a camminare per il quartiere, coperto di sangue e feci, seguito da un folto gruppo di fans.
Dopo aver vagato per circa un’ora, GG arriva a casa del suo amico Johnny Puke, dove c’è una festa in cui tutti bevono e si fanno. A un certo punto della serata, GG ingerisce un’enorme quantità di eroina, andando in overdose e precipitando in stato di incoscienza.
I partecipanti alla festa continuano a farsi foto con GG fino alle due del mattino senza rendersi conto che Allin è già in crisi respiratoria. Ad un’ora imprecisata del mattino del 28 giugno GG muore per overdose di eroina. Gli astanti si accorgono che qualcosa è andato storto quando realizzano che Allin giace da ore a terra nella stessa posizione, e qualcuno si decide a chiamare un’ambulanza. GG viene dichiarato morto sul posto. Ha 36 anni.

Il funerale si svolge il 3 luglio nel suo New Hampshire, al St. Rose Cemetery di Littleton. Il cadavere gonfio di GG è vestito della sua giacca nera di pelle e di un sospensorio. Nella bara è adagiata una bottiglia di Jim Beam desiderio espresso nella sua ballata country When I Die. Merle dà inoltre disposizioni all’addetto delle pompe funebri di non lavare il cadavere (che emana un tremendo odore di feci) o trattarlo in alcun modo.
Il funerale di GG si trasforma in una festicciola di infimo livello, disperata e comica come nel suo stile da vivo: gli amici si fanno fotografare con il cadavere e gli riempiono la bocca di whisky e droga. Alla fine, gli mettono degli auricolari alle orecchie, collegati a un mangiacassette portatile con una copia di The Suicide Sessions. GG viene sepolto nel loculo destinato a sua madre Arleta, accanto ai suoi nonni.
In Hated l’ultima scena è un video in bianco e nero del funerale, in cui si intravede anche l’onnipresente batterista nudo che trasporta la bara insieme a Merle e agli altri Murder Junkies. Ciò che questo video comunica è un sentimento strano, complesso, di tristezza, malinconia, grottesco, tenerezza. GG Allin era tutto questo.

GG Allin is an entertainer with a message to a sick society. He makes us look at it for what we really are. The human is just another animal who is able to speak out freely, to express himself clearly. Make no mistake about it, behind what he does is a brain.”
“GG Allin è un uomo di spettacolo con un messaggio per una società malata. L’essere umano non è che un altro animale, in grado di esprimersi liberamente e in modo chiaro. Non ingannatevi: dietro ciò che fa c’è un cervello”
John Wayne Gacy

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