Il nuovo cinema Sacher esiste.

Il nuovo cinema Sacher esiste.

Un blocco di travertino bianco, squadrato, contrasta con gli alberi, l’opus rosso dell’acquedotto alle spalle. Le rotaie del tram sono un confine luccicante, sinuoso, il cancello di ingresso è tanto anonimo quanto vecchio che subito mi risale un ricordo dell’infanzia, su cui non indugio e vado avanti, l’odore è quello dei platani bagnati con un sottofondo rugginoso, penso sia l’odore di questo cielo grigio ferro.

Salgo le scale e non faccio caso alle porte a vetri, ai loro dettagli, do per scontato che siano quelle di sempre: lo spazio su cui si aprono è ampio, ma allo stesso tempo accogliente: la graniglia scura a terra e l’ampia vetrata su un cortile incolto. Ma se vado in fondo a sinistra il botteghino in legno a doghe chiare prima dell’ingresso in sala fa da minimo contrappeso all’altrettanto essenziale angolo caffetteria. Alle pareti in alto le locandine dei film degli anni passati, alcuni li ho visti proprio lì con i miei genitori o con i compagni di scuola, altri ricordo di averli voluti vedere e li segno mentalmente già in questa operazione.

E scatta una sorta di prima consonanza armonica di riconoscimento culturale, girandoti verso gli ospiti della caffetteria la sensazione non cambia, anzi viene rinforzata e i frammenti delle loro discorsi sono già sono gli stessi di 20 anni fa, ma più pacati, le voci di vecchi professori e cinefili sono con la polvere grigia che si è posata sulle loro teste.

Ad un tratto un’altra figura con caschetto cenere ordina un succo di mirtillo con lieve inflessione francese, mi sembra di rivedere un’amica di mia madre: qui lei con le sue amiche, alla mia età di oggi.

La maschera apre il cordone e ci fa accomodare, la sala non ti delude, atmosfera calda e ovattata, le poltrone rosse di velluto che ti accolgono.

Buio in sala.

La proiezione.

Mentre scorrono i titoli di coda per intero e nessuno degli spettatori si alza provo un senso di sollievo e di pace.

Quando si accendono le luci mi volto indietro ad osservare gli altri constatando che in sala sono la più giovane: almeno 30 anni di differenza e un po’ mi dispiace. Ma all’uscita del secondo spettacolo piccoli gruppi di giovani si sono impossessati con garbo della caffetteria e quindi risolvo tutti i miei  fugaci pensieri critici sulla mancanza di partecipazione alla vita culturale del nostro paese dai parte dei più giovani riconducendo il tutto a una questione di orario.

Il Nuovo Sacher è una macchina del tempo, un luogo nel luogo in un’epoca dove la nuova connotazione societaria ha creato dei mostri come i non luoghi centri commerciali parchi tematici  e la dematerializzazione ha bruciato in un soffio anche questi, in nome della velocità e della praticità.

Ce ne fossero di Nanni Moretti.

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