Il mondo così com’è

È il 17 di agosto, fa caldo, le strade semideserte. Un rumore di motorino smarmittato rompe per un attimo il silenzio e disturba pesantemente Bela Lugosi’s Dead che gira sul mio piatto.

D’estate leggo. Leggo di più. E’ la mia vacanza. Il mio viaggio.

Questo agosto, tra gli altri, tocca a Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (Ed. Adelphi)

Mi piacciono i libri di casi clinici. Soprattutto i fumetti. Ne ho molti. E’ una letteratura a parte, fatta di peso ed esperienza. Il grande male di David B. (Coconino press), Rughe di Paco Roca (Tunuè editore), Marbles di Ellen Forney (ed. BD), per citarne alcuni.

Sacks l’ho conosciuto alla presentazione di un fumetto, ne parlava Tiziano Scarpa come ispiratore per la storia che aveva scritto.

In effetti, questo libro ti apre un mondo, un mondo fatto di persone che perdono il contatto con loro stesse.

Con-tatto. Mi viene da dividere la parola.

Con-tatto.

Senza tatto.

Perdere il tatto.

Di questo parla Sacks, in questo libro. Perdere il senso della realtà tangibile, riconoscere l’altro tramite un atteggiamento, tramite un suono, ma non tramite quello che oggettivamente vediamo, perdere la percezione del proprio corpo o di parte di esso. Sembra assurdo, ma succede!

Egregia la sintesi di Bunuel in questa frase rubata dall’inizio del capitolo II del libro:

Si deve incominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita, Senza memoria la vita non è vita…

La cosa che mi tiene legata a questo libro è proprio “la meraviglia per la molteplicità dell’universo”, come scrive Citati nella quarta di copertina. Leggerezza, ironia, curiosità e partecipazione sono, a mio avviso, le parole chiave per descrivere l’opera di Sacks

Capisco improvvisamente, dalle prime righe, il perchè Tiziano Scarpa e Massimo Giacon hanno potuto concepire “Il mondo così com’è”, un fumetto su uomo che perde il contatto con la realtà e che vede le cose parlarsi tra loro tramite dei balloon.

Un mondo colorato e strambo, quello descritto da Tiziano Scarpa ed egregiamente reso dalla folle e raffinata matita di Massimo Giacon, un designer, fumettista, artista, musicista, “architetto” dell’immagine paragonabile alla maestria di Joost Swarte ed Ever Meulen, e, pertanto, poco conosciuto dalla massa. Fortunatamente, per certi versi, purtroppo, per altri.

Ma non siamo qui per parlare del mercato e di come crea e disfà, vorrei parlare del mondo così com’è e di come a volte la nostra testa sfugge ai vincoli a cui viene costretta. La mente è l’invenzione più grande, è quella che ci lega, ma che ci libera anche, quella che pensa, ma che non pensa allo stesso tempo. Ed è quella che ci salva, ci da rifugio e che ci fa ribellare. Come i protagonisti dei libri che ho citato e che mi hanno portato la leggere Sacks.