Discorsi di Patafisica #3

Faust + Troll

In una sala da concerto, una piccola orchestra fronteggia un gruppo di oligarchi incappucciati. Lo scapigliato Ludwig Van Beethoven è pronto a presentare la sua terza sinfonia. Prima della musica, dà un’occhiata in sala: conti e baronesse oramai tagliati fuori dalla storia; è solo una questione di tempo. Lo sanno, sanno di essere solo attrito, eppure continuano a trattare gli artisti come servitori. I musicisti debbono accompagnarli durante le passeggiate nel parco e, la sera, nelle feste da ballo.

È conveniente che l’incipit  sia garbato e stuzzicante, un’introduzione alla Haydn, giusto il tempo di far tacere il vocìo in platea. E invece no: due colpi d’inaudita potenza scolpiscono nell’aria un tagliente “silenzio idioti”. Due soli colpi, la testa – la cesta.

Dopo questo esempio tardivo di consustanzialità con la potenza submoderna, la modernità finirà con l’accontentarsi del potere. Per altre strade continua a fluire la sperimentazione: Baudelaire, Coleridge, Lautréamont, Mallarmé, Rimbaud e Verhaeren. Tutti nomi presenti nell’elenco dei Ventisette Pari di Faustroll.

Ventisette è un numero come un altro, un tre al cubo, una cifra simbolica che ben si prestava a dare vita ad un mitico elenco di autori tra loro pari.  Non c’è progresso, non c’è distinzione tra arte popolare ed epica, tra scienza, poesia e letteratura per ragazzi. L’Odissea si affianca al Viaggio al centro della Terra di Verne o a Rabelais o, ancora, al Vangelo di S.Luca.

La lista presenta reminescenze della piccola antologia presente in A Ritroso. Faustroll è in qualche modo parente di Des Esseintes. Entrambi apprezzano Mallarmé e Poe, entrambi si divertono a miscelare cultura popolare, rarità da bibliofilo e grandi classici. Comune, poi, è l’interesse per l’alterazione degli stati di coscienza. Ma se Huysmans aveva inteso dare vita a un Faust del Simbolismo, Jarry era ripartito da Goethe perché sapeva la potenza dell’Eroica, perché l’annoiava quel sistema di celle chiamato Linneo, perché detestava le griglie di monetine che popolano i musei della Ragione, perché lo solleticavano l’idea di scatenare le potenzialità della geometria non euclidea contro la restaurazione copernicana di Kant.

Ed irride allora la tecnoscienza con il ghigno di un Troll. Sono riverberi all’assenzio che la verde candela di Ubu getta sulla sacralità dell’Illuminismo.

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Con la transizione, presente in figura nel Faust, della funzione sacerdotale dal prete allo scienziato, si apre una nuova era. Da qui occorreva muovere per far deragliare l’universo dei Positivisti, così simile a quello degli eleati e dei preti e dei socialisti. Se la metafisica s’era fondata su un pertinace horror vacui, lui, che voleva solo prendersi una vacanza dalla tirannia del vero, avrebbe creato una disciplina di cui il vuoto fosse unità di misura, e volle che sul vuoto navigasse la barca dell’antieroe.

A ritroso #1 e #2