Astrofisica domestica

Astrofisica domestica

Quando ero bambina, amavo sfogliare atlanti geografici.

Mio nonno ne possedeva uno di grande formato, con copertina rigida rivestita di tela per rilegature color blu scuro, a tessitura piuttosto ruvida e sovraccoperta di carta patinata.

L’atlante era stato stampato negli anni ’60 e naturalmente conteneva l’URSS e il Congo Belga.

L’URSS era ancora viva nei primi anni ’80, periodo in cui io sfogliavo il volume, mentre il Congo Belga, con quel nome che evocava esploratori biondi tormentati dall’eritema solare e smarriti nella giungla brulicante e tentacolare, aveva forse già iniziato e compiuto il suo necessario e faticoso processo di decolonizzazione ed io in quel momento ne ignoravo le sorti.

La spettacolarità dell’atlante geografico del nonno consisteva in una sua peculiare caratteristica: a circa metà del volume, in corrispondenza strategica della cucitura centrale, campeggiava una riproduzione della Terra.

Si trattava di un’illustrazione: all’epoca, la divulgazione della tecnologia delle mappe satellitari apparteneva ancora, per i comuni mortali, ai regni nebulosi della fantascienza, e negli stessi regni avrebbe galleggiato inerte per molti anni ancora.

Il pianeta Terra, di cui compariva una sola faccia, era accuratamente riprodotto nei toni prevalenti del verde e del blu e reso nella sua morbida sfericità da un sapiente uso dei chiaroscuri.

Questa illustrazione era accompagnata da una didascalia che, da sola, valeva il posto d’onore giustamente attribuito all’atlante geografico nella libreria dello studio del nonno.

La didascalia, che mi teneva ore a sfogliare il grande volume per tornare regolarmente a desiderare quelle due pagine centrali, recitava:

TENENDO QUESTA IMMAGINE A CIRCA CINQUANTA CENTIMETRI DI DISTANZA, IL LETTORE POTRÀ GODERE DELLA MEDESIMA VISUALE DI UN ASTRONAUTA CHE OSSERVI LA TERRA DALLO SPAZIO.

Lascia un commento

Chiudi il menu